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PUNTI

INCONTRO ARTE E IMPRESA CON LE OPERE DI LUCREZIA DI CANIO
PRESSO FABBRICA DI LAMPADINE

20.09.2022 VIA PESCANTINA 8, MILANO

Il tema “punti” (di vista) diventa il file rouge che collega le opere dell’artista Lucrezia Di Canio con il discorso a sostegno aziendale promosso da Giampaolo Rossi, fondatore dello spazio ospitante, a dimostrazione che la forza comunicativa dell’arte può essere applicata in tutti i campi e che il binomio arte-impresa è necessario per il progresso.

Concept

a cura di Carola Antonioli e Giorgia Massari

Il genere umano si differenza da quello animale per la necessità di miglioramento, per il bisogno impellente di un susseguirsi di migliorie, responsa e punti saldi da scardinare e ricomporre.  Il popolo vi si aggrappa e vi si nasconde, il genio li rinnova. Vero è, che per quanto grandiose e rivoluzionarie siano state fino oggi, gli avanzamenti scientifici non sono ancora pronti a scardinare certezze, che da millenni limitano inevitabilmente l’esistenza propria della specie umana. L’uomo comune rimane vincolato alla sua posizione sulla Terra, unico punto di vista per osservare l’Universo e i corpi celesti che lo abitano. La ricerca di Lucrezia Di Canio ha origine proprio da qui: compie una riflessione sulla percezione umana dello Spazio, sottolineando come essa non possa essere oggettiva ma, al contrario, direttamente connessa al singolo soggetto e alle sue variazioni (quali la posizione geografica e fisica, i differenti stimoli esterni e le singole personali peculiarità).


La considerazione del punto di vista diventa un elemento imprescindibile e determinante, e allo stesso tempo, il punto inteso come forma geometrica, costituisce la costante all’interno della sua produzione. Da un lato, l’artista è affascinata dalla semplicità del segno grafico stesso, affermando che nonostante sia il segno più semplice da scrivere - poiché è necessario un singolo tocco di colore su una qualsiasi superficie per poterlo realizzare - dal punto di vista simbolico è il segno più complesso. Indica contemporaneamente sia la fine, emanando un sentimento di nostalgia, ma anche l’inizio, auspicando una rinascita. Il punto costituisce l’origine di ogni forma, in quanto la sua azione dinamica genera una linea ma, allo stesso tempo, la sua stessa forma è riconducibile al cerchio.

 

Lucrezia Di Canio sfrutta questa bivalenza, avvalendosi della forte simbologia del cerchio, unanimemente riconosciuto come emblema della maggior parte dei corpi celesti. L’artista evoca l’arte buddhista Zen, in cui l’Ensō racchiude un significato ben radicato, simboleggiando per l’appunto l’infinito e l’Universo assoluto. Le trasposizioni astratte del Sole e della Luna sono le più ricorrenti all’interno della produzione dell’artista ed evidenziano i limiti fisici a cui siamo sottoposti.

 

Infatti, la superficie della tela diventa uno spazio di illusione in cui l’astratto sintetizza gli effetti visivi causati dall’osservazione diretta della luce emanata dalle entità celesti e, di conseguenza, la percezione che ne deriva. Dal punto di vista timbrico e tonale, le composizioni appaiono bilanciate, caute e distese, accompagnando l’occhio in un percorso preciso, generando un risultato estetico armonico. Le tele racchiudono nel loro ordine, una sensazione di caos controllato, che interpreta il contrasto tra equilibrio e disordine, tra luce e ombra, tra giusto e sbagliato, di cui il mondo è vittima eterna. I punti focali sono volutamente dei momenti di sospensione e di respiro, nei quali l’osservatore può rifugiarsi, riconducibili al tempo stesso a quelle macchie o, ancora meglio, a quei punti, che appaiono nei nostri occhi dopo aver volto il nostro sguardo al cielo. Le opere di Lucrezia Di Canio, sia fisiche che digitali, celano infinite riflessioni, infiniti punti interrogativi senza risposta certa, ma che in un certo senso, suggeriscono allo spettatore infinite soluzioni, da ricercare nella propria interiorità.

 

Il percorso espositivo promuove un’esperienza visiva incerta che rispecchia il nostro rapporto con entità fisicamente lontane da noi, ma con le quali cerchiamo continuamente una connessione scientifica e spirituale. L’esposizione accoglie 36 opere che mostrano l’evoluzione del percorso creativo e di ricerca dell’artista: dalle sue opere più remote, che segnano l’inizio della sua produzione astratta, a quelle più recenti, che invece aprono una finestra sul figurativo. Nonostante l’astrazione rimanga centrale e indissolubile, Lucrezia Di Canio, ispirata dalla spiritualità delle “sue” montagne, sente la necessità di utilizzare elementi che riconducano in maniera univoca alla realtà, dimostrando quanto la sua ricerca sia in continuo sviluppo ed evoluzione.

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